I voli low-cost uccideranno la fotografia.

12-10-2014 15:10

Sono reduce da un paio di esposizioni di fotografia, la prima Les Recontres D’Arles è una manifestazione internazionale di forte spessore e storia, con un passato glorioso ed un presente vivace così come lo è la fotografia in Francia. Un appuntamento annuale a cui faccio fatica a non partecipare.
La seconda, più casereccia, è il SiFest di Savignano, a pochi chilometri da casa, un festival che avrebbe avuto la pretesa di assurgere a ruoli internazionali ma che è rimasto, purtroppo, a livello delle varie rappresentazioni a livello locale o, al massimo, nazionale se si considera la transumanza degli appassionati che frequentano le varie letture e partecipano, con energia ed entusiasmo direi,a quasi tutte queste manifestazioni.

In entrambe le esposizioni ho notato questa nuova tendenza fotografica (che a me non sconvolge ma tant’è) praticata soprattutto dai giovani e dagli studenti di fotografia (non per niente ad Arles c’è la scuola nazionale francese di fotografia) di realizzare foto a soggetto amorfo che spesso riprendono giovani smunti, pallidi e praticamente sempre tristi. Appoggiati ad un muro, dentro ad un bosco, davanti al casermone di rito o stravaccati su una poltrona.
Quasi sempre a toni freddi, dominante ciano, capelli biondi immancabilmente unti.
Se si vedono così vuole dire che il danno sociale creato a questa generazione di precari è veramente alto.
Come conseguenza diretta di questa depressione, c’è il viaggio nel paese sfigato, la Romania è una delle mete predilette da quando esistono i voli low-cost, le immancabili foto dentro la cucina della famiglia media dove lui fuma, lei tiene in braccio l’ultimo arrivato mentre i fratelli, vestiti alla meglio, guardano fisso dentro all'obiettivo nella vana speranza di trovare una adozione, anche a distanza. Fanno da sfondo la foto del nonno morto e quella dell'immancabile santo magiaro circondato da fiori di plastica.
Sta prendendo piede anche il centro America, non economicissimo ma con varie combinazioni di voli ci si può arrivare senza dissanguarsi, dove la "Revolucion", la droga e la prostituzione sono fonte inesauribile di fotografie e di applausi nelle letture.
Chi ha paura dell’aereo si reca invece nella vicina spiaggia (ce n’è sempre una a tiro) per fotografare i bagni spogli, lo scheletro dell’ombrellone, i giochi per bambini abbandonati e ricoperti dalla sabbia dell’ultima mareggiata.
Ad Arles un artista olandese ha presentato una ventina di foto in maxi formato della piazza di alcune cittadine olandesi, tutte uguali, drammaticamente pensate allo stesso modo (le piazze) senza personalità ed alienanti. Credo e spero che il messaggio fosse questo ma alla terza piazzetta non ne potevo più e sono passato ad altro.
Ovviamente c'erano molti altri lavori interessanti, altri davvero notevoli che hanno ripagato la fatica del viaggio.
A Savignano c’erano esposizioni imbarazzanti per la vuotezza dei contenuti, c’erano lavori piacevoli, altri degni di nota, altri nemmeno notati così come accade sempre in queste occasioni.
Credo sia normale non incontrare i gusti di tutti, o che tutti (io) non capiscano le nuove tendenze artistiche.

Adesso vorrei dire una cosa; non sono un critico, non capisco le tendenze e certe foto non mi piacciono. Ma quanto scritto sopra rimane sempre dentro la sfera del gusto personale per cui il valore non è altro che una opinione e in quanto tale opinabile.
Non è neanche snobismo perché ho centinaia di foto, con le situazioni sopra descritte, che tracimano dai miei cassetti, così come dai cassetti di tutti.
Non c’è niente di male ad avere fatto quelle foto, è così bello e rilassante passare un pomeriggio di inverno al mare con la macchina fotografica al collo per vedere se poi si porta a casa qualcosa.
Per cui sono colpevole anche io, ma non fino al punto di pensare che quelle foto siano arte e meritino di essere esposte.

Quello che veramente mi disturba dunque è lo scarso livello di selezione, l'esigenza di riempire i muri con fotografie a prescindere, coronando il tutto con un livello di retorica insopportabile.
Le scelte dei così detti esperti sono sostenute da papiri di parole buttate li a caso.
Dieci foto della spiaggia di Rimini (o Viareggio è uguale..) diventano un percorso intimo nell’abbandono dell’anima, della speranza del ritorno, della ricerca di .....
Dieci foto dentro un capannone abbandonato sono la rappresentazione della periferia come “non luogo”, delle identità perdute, dell’incertezze del futuro...
Decine di righe a sostenere, molto spesso, il nulla fotografico; andate a vedervi il “progetto” intitolato E la nave va (titolone) che ha vinto uno dei premi a Savignano, poi mi direte se la mia è acredine, invidia o semplicemente lucidità mentale.

Se non fosse sufficiente a capire da dove tutto questo nasca, basta assistere ad alcune letture portfolio, ascoltare il troppo frequente nulla dei “lettori” che sbadigliando scorrono le nostre foto quasi ignorandole o vomitando parole e concetti che passano dall’orizzonte storto all’utero cosmologico, guardandosi intorno nella speranza che sia finita, cercando disperatamente di arrivare quanto prima all’ora di pranzo.

Vado a farmi una camomilla.
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